Diga del Vajont Storia Disastro e Visite Oggi

Diga Vajont

Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi.
Dall’articolo di Dino Buzzati pubblicato sul Corriere della Sera

Dove si Trova la Diga del Vajont?

Il Vajont è un affluente del fiume Piave e scorre a sud-est delle Dolomiti, tra Friuli e Veneto. Nel corso dei secoli questo affluente ha scavato nella roccia una suggestiva gola, stretta e profonda, la Valle del Vajont, situata tra il Monte Salta ed il Monte Toc.

Tra la Valle del Vajont e la valle del Piave sorge la città di Longarone, mentre sulle pendici del Monte Salta si trovano due piccoli borghi, Erto e Casso, oggi riuniti in un unico Comune.

Nel 1929 la Valle del Vajont viene ritenuta valida per la realizzazione della diga più alta del mondo (266 metri di altezza), che viene aperta nel 1960 su progetto dell’Ing. Carlo Semenza.

Disastro Diga del Vajont e Video

La sera del 9 ottobre 1963, alle ore 22:39, un blocco di terra di circa 400 metri si stacca dal Monte Toc, dando vita ad una frana di milioni di metri cubi che scivola ad una velocità di 100 km/h nel sottostante bacino idrico delimitato dalla Diga del Vajont.

La frana, precipitando nel lago artificiale, provoca due gigantesche onde. La prima raggiunge Casso ed Erso e distrugge completamente le frazioni di Fraseign, Spesse, Pineda, Prada, Marzana e San Martino. La seconda colpisce in pieno la cittadina di Longarone, allagando la valle e provocando la morte di 2018 persone che, quella sera, stanno guardando la finale di Coppa dei Campioni (Real Madrid contro Glasgow Rangers).

Solo pochi corpi vengono identificati, altri non vengono mai più ritrovati.

Prima di colpire Longarone, l’onda smuove una quantità d’aria così forte che gran parte delle vittime vengono trovate nude, poiché i loro vestiti vengono spazzati via.

A memoria della tragedia è stato inaugurato nel 2009 il Museo del Vajont, visitabile presso il Centro Visite del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane di Erto e Casso.

La Diga del Vajont Oggi Funziona?

L’ironia della sorte vuole che milioni di persone perdono la vita durante quella terribile notte e molte costruzioni della città vengono distrutte, mentre la Diga del Vajont rimane integra ed è, ancora oggi, in piedi.

I paesi colpiti vengono ricostruiti mentre la diga è in disuso. Negli ultimi anni c’è stata una ripresa di interesse verso la diga e sono diventate sempre più frequenti le visite guidate da parte di specialisti e di gente comune.

Nel 2007 l’ENEL, proprietaria delle strutture e dei terreni, ha aperto al pubblico la parte del coronamento sopra la diga, affidando ad alcune associazioni la gestione delle visite guidate.

Nel 2013, in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro, la regione Veneto ha stanziato un milione di euro per la messa in sicurezza e il recupero delle gallerie interne alla montagna.

Storia Impianto Vajont

Nel 1929,  la Valle del Vajont viene ritenuta idonea per la costruzione di un serbatoio, per conto della SADE (Società Adriatica di Elettricità), per alimentare la centrale di Soverzene. Il progetto viene approvato nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, e i lavori di carpenteria vengono affidati alla ditta costruttrice Torno di Milano.

I lavori iniziano, grazie a contributi pubblici, nel gennaio del 1957 . Per trasportare i materiali viene realizzato un sistema di teleferiche di circa 1,500 metri, capace di trasportare circa 175 tonnellate di materiali all’ora.

L’apertura del cantiere offre lavoro alla popolazione locale, la maggior parte della quale è fortemente specializzata nella costruzione di dighe, soprattutto all’estero.

Il 22 marzo 1959, a pochi chilometri di distanza, una frana precipita nel lago artificiale di un’altra diga progettata da Semenza, la diga di Pontesei, causando un’onda di 20 metri che costa la vita ad un operaio.

I cittadini di Erto e Casso, all’armati dall’episodio, istituiscono un comitato. Nonostante ciò, nel 1960 terminano i lavori e cominciano una serie di collaudi prevista dalle legge, durante i quali viene approvato il riempimento dell’invaso fino a 715 metri.

Nell’ottobre 1963 la storia della Diga del Vajont si interrompe però bruscamente a causa della terribile frana e, senza aver mai acceso una sola lampadina, la diga non entra mai in funzione.

Pochi giorni dopo il disastro parte un’indagine della magistratura per stabilire se ci sono colpevoli o se si è trattato di un disastro naturale. Vengono accusati alcuni dirigenti e consulenti della SADE e alcuni funzionari del Ministero dei Lavori Pubblici.

Il processo dura dal 1968 al 1972 e vengono condannati Alberico Biadene, dirigente della SADE (che finirà in prigione per un anno e sei mesi), e Francesco Sensidoni, ispettore del Genio Civile. ENEL e Montedison, che nel frattempo hanno inglobato la SADE, vengono condannate nel 1997 a risarcire i danni.

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